“Thesauros” di Agostino Arrivabene a Ferrara
Ingresso alla mostra, Palazzo dei Diamanti, luglio 2023
Non ricordo quando ho scoperto la pittura di Agostino. Sento comunque che non deve essere stato più tardi di quando l’arte di William Blake, Gustave Moreau e Jean Delville mi ha sussurrato in segreto, in una maniera stranamente familiare. Come se uno spirito millenario avesse ricomposto i pezzi perduti del suo antico mondo, con tutti i suoi incantesimi e i suoi giardini sacri. Probabilmente è stato più di dieci anni fa. Ho provato sollievo ed entusiasmo al pensiero che quell’universo esistesse ancora, da qualche parte. Pertanto, prima ancora di sapere che un giorno mi sarei trasferita in Italia e prima di coltivare un qualsiasi interesse per l’arte contemporanea italiana, la pittura di Agostino significava già qualcosa per me. Accattivante, sincera, apparentemente ermetica, senza dubbio differente da tutte quelle tendenze che osserviamo nelle arti visive di oggi, con tutto quel calcolato e grottesco carico di disgusto e quell’artificioso “effetto shock”. In questo schiamazzante mercato dell’arte, pop, cinico e auto-ironico, è davvero una rarità imbattersi ancora in un artigianato con tinte di misticismo e dedizione. Le mie parole sono troppo schiette, o forse non lo sono a sufficienza? Esiste un divario, largamente celebrato, tra noi e gli artisti pre-moderni. Ci sono poi pittori come Arrivabene, tra i pochi ad apparire senza tempo, difficili da collocare in questo o quel movimento, che finiscono per mettere in ombra i curatori.
Palazzo dei Diamanti a Ferrara ha aperto le sue sale il 16 luglio 2023 per ospitare una collezione rappresentativa, quasi biografica, dei dipinti dell’artista, oltre a diversi oggetti in tecnica mista. Finalmente ho avuto l’opportunità di confrontare la mia idea dell’opera di Agostino con il suo naturale splendore. Sono stata abbastanza fortunata da essere ammessa ad apertura ufficiale iniziata (grazie Maestro per avermi risposto!), trovandomi catapultata all’interno di tre stanze ricche di colori, dalle luci soffuse. L’esposizione era minuziosamente studiata e pareva di camminare in un santuario o in un complesso di tombe reali (la temperatura di 38 gradi all’esterno era degna dell’Egitto!), con un faraone, lì, quel giorno, in carne ed ossa, sorridente, disponibile. Agostino ci ha condotti per mano nel suo tesoro, raccontandoci le origini letterarie e personali delle sue ispirazioni. Sorprendentemente per me, non sembrava qualcuno uscito dal suo eremo; al contrario, era vivace, di bell’aspetto, con un abbigliamento casual nero. Indossava qualcosa che ricordava una lacrima racchiusa all’interno di una gemma preziosa: un ciondolo di perle che pendeva dal suo collo. Una specie di dettaglio indimenticabile, che impreziosiva quel momento.
Osservare dal vivo quelle opere per molti potrebbe rivelarsi un’esperienza multisensoriale. Il pietismo dell’artista nel rappresentare i dettagli anatomici e botanici è ricco di mistero, trasgredisce i limiti del dipinto stesso, stuzzica la nostra vista, scuotendoci per un momento. La tensione tra il naturale e il sovrannaturale è uno dei più potenti strumenti artistici nel lavoro di Arrivabene. Meritevole di menzione è il fatto che l’artista non utilizza mai semplici riferimenti fotografici nella fase creativa dell’opera – non troveremo in quest’arte un realismo piano e di dubbio gusto – non fa parte del repertorio della brillante tecnica di Agostino. Il suo pennello segue fedelmente l’immaginazione e idee originali, costruendo autentici scenari dell’anima. Questa abilità è qualcosa che distingue l’artista ontologico da qualsiasi altro artista.
Un altro ruolo di rilievo lo gioca un simbolismo privo di ovvietà – fiori e vegetazione incontaminata, che per l’artista in molti casi possiedono il significato degradante di una forza parassitaria o di una malattia. Le piante appartengono al ciclo della vita, hanno forme fluide che pulsano per mezzo del sangue. Crescono dalla pelle umana, dalla dura roccia, emergono da paure e fantasie inconsce. I fiori selvatici nei dipinti di Agostino sono quasi alieni, invasori da un altro mondo che distruggono ogni cosa sul loro cammino. Ciò che più mi ha affascinato è l’interpretazione e l’esecuzione delle luci da parte di Agostino nei suoi dipinti. Si tratta sempre di un’esplosione metafisica che parte da dentro, ma che diventa tangibile attraverso la pittura, la cera e le foglie d’oro. A volte sprigionata da uno spettro, altre volte racchiusa nelle forme della pioggia, la luce è un tocco divino che ci parla di divino. Proprio per questo, quei dipinti sono come le vetrate di una cattedrale medievale. Ci ricordano le radici spirituali di qualsiasi forma d’arte venuta prima di noi – e di quanto strani e confusi ci sentiamo oggi.
Attraversare i paesaggi del paradiso e dell’inferno con Agostino è qualcosa che avvicina alla sfera ultraterrena così come essa potrebbe davvero essere. Vi consiglio caldamente di lasciarvi trasportare – è una specie di evento senza precedenti. Come un fiore raro uscito dall’immaginario di Agostino, che sboccia una sola volta – l’esibizione è aperta fino al primo ottobre del 2023.
Agostino Arrivabene, Lucifero, (dettaglio) . Fot. Autore
Agostino Arrivabene, dettaglio . Fot. Autore
Agostino Arrivabene, Le Due Morti, (dettaglio) . Fot. Autore
Io e l’Artista, nel giorno felice dell’ inaugurazione. Luglio 2023.